mercoledì 10 ottobre 2018

Psicologia del seno femminile nella cultura occidentale

Un’intima relazione unisce il corpo alla mente. Per una donna, il carattere sessuale più evidente nel corpo è il seno, che porta con sé una serie di implicazioni psicologiche profonde e arcaiche.


Il seno inoltre è concepito come organo simbolico e metaforico con significati anche diversi, che vanno dall'accoglienza, al nutrimento, all'affetto, al calore materno, alla sessualità, alla bellezza, all'arte, fattori tutti che condizionano la donna a livello culturale e morale. Il seno si “porta”, quasi come un taglio di capelli, un look, una moda.

Il seno femminile nella storia
Si fa presto a dire seno. Tutte le donne, chi più chi meno, ce l’hanno, ma non tutte lo esibiscono allo stesso modo. Perché il décolleté nei secoli è stato soggetto alle mode. Castigate e austere nel Medioevo, perbeniste e moraliste negli anni della Controriforma e della successiva dominazione spagnola e libertarie con un pizzico di trasgressione nel Secondo Dopoguerra, reazione naturale al ventennio fascista che voleva la donna madre, moglie e al massimo sorella. Ecco come è cambiato il modo in cui le donne hanno esibito la loro femminilità, ostentando o nascondendo scollature e rotondità.

Ecco che nei secoli il seno è inizialmente raffigurato grande, anche esageratamente grande, come notiamo nelle arcaiche Veneri preistoriche, che con l'occhio di oggi appaiono addirittura dismorfiche, con la loro taglia ottava di seno. Ma la simbologia che si cela dietro è chiara: col seno florido si inneggia all'abbondanza, alla fertilità, alla ricchezza, in altre parole.

Poi con il passare del tempo la moda lo vuole piccolo, accompagnato da forme piuttosto rotonde e generose dei fianchi, celato o svelato, ma pur sempre evidente. Anche la più oscurantista cultura cristiana, prima nel medioevo e poi nel rinascimento, non si esita a ritrarre Madonne discinte o intente ad allattare.


Fasciato
Nell’antica Grecia era ritenuto poco raffinato lasciare il seno ballonzolante sotto le tuniche. Anche per questo le donne lo fasciavano con strisce di stoffa, dette mastodeton.

Donna verga
Le donne romane non tenevano granché alle loro rotondità. La loro ambizione era esibire una figura il più possibile longilinea e slanciata. Come le donne greche anche quelle romane fin dagli anni della Repubblica, amavano fasciarsi il petto con strisce di stoffa suscitando anche qualche commento malevolo. Si dice che il poeta Terenzio non apprezzasse affatto la moda della “donne secche” che a forza di diete «si riducono simili a veri fasci di verghe». La fasciatura per il seno era esibita anche pubblicamente dalle atlete che si dedicavano ad attività sportive.

Timorate di Dio
Gli antichi romani trovavano di pessimo gusto il seno floscio delle donne barbare, il Medioevo invece lo ritiene accettabile. O meglio, con le invasioni barbariche e l’affermarsi del cristianesimo le donne fanno tutto quello che le loro antenate romane non avrebbero mai fatto, lasciano il seno libero sotto la veste o la tunica.

Per almeno 100 anni le donne si dimenticano di avere una femminilità. Almeno fino all'anno Mille. L’età della rinascita porta invece a una riscoperta del décolleté, si usano abiti attillati e le donne cominciano a indossare un corpetto, prima allacciato sopra la veste, poi sotto, in modo che sostenga e alzi il seno.


Donne cono
Nel Rinascimento si diffonde la moda della “donna cono. Dalla vita in su la donna deve apparire come un cono, stretta in basso e più larga in alto, con il seno che in questo modo viene spinto all’insù, valorizzato da corpetti sempre più rigidi. In un trattato di cosmetica del Cinquecento si riportava: “Le mammelle che piacciono più che l’altre sono le picciole, tonde, sode e simili a due rotondi e belli pomi. Vogliono alcuni che elle non siano troppo attaccate, né troppo picciole

Austerity
Sul finire del Rinascimento in Italia si affermano i costumi spagnoli. Per le strade si incontrano donne vestite con abiti di colore nero e sempre più accollati. Nulla del corpo femminile deve trasparire né tantomeno essere ostentato.


Rivoluzionarie
La rivoluzione francese libera definitivamente il corpo femminile. Il diffondersi degli ideali illuministici che considerano uomini e donne uguali, lasciano spazio a una nuova estetica borghese. E anche a qualcosa di più libertario. Nell’autunno 1795 le cronache raccontano che Teresa Cabarrus, nota come Madame Tallien e protagonista assoluta della vita mondana parigina del tempo, si presentò al ballo dell'Opéra indossando una tunica di seta smanicata «priva di qualunque indumento intimo, sfoggiando anelli alle dita e sandali ai piedi». In un’altra occasione si mostrò invece col seno coperto solo da una reticella di diamanti.

Modello Sissi
La regina per antonomasia dell’Ottocento è stata l’imperatrice Elisabetta d’Austria che ha incarnato l’ideale di bellezza femminile dei tempi. Abitualmente si strizzava dentro corsetti strettissimi che le valorizzavano il suo giro vita sottilissimo, "da vespa", che la rese leggendaria.


L'età del reggiseno
La data ufficiale di nascita del reggiseno è il 12 febbraio 1914. Fu allora che Mary Phelps Jacob, conosciuta con lo pseudonimo di Caresse Crosby, brevettò nello stato di New York il suo reggiseno chiamato anche brassiere. Addio corsetti irrigiditi da stecche di balena e copri-corsetto che appiattivano e pigiavano le mammelle. Ora il seno è finalmente custodito da un comodo reggiseno.

Addio donne bastone
Superato il periodo della Belle Epoque dove la donna amava essere androgina e “maschietta”, si impone un nuovo canone imposto dal regime mussoliniano che la vuole la madre, figlia, al massimo sorella. Il seno secondo lo spirito dei tempi dev’essere carnoso, giunonico, come si addice a una vera nutrice. Nel 1933 Il giornale della dama dettò la linea. «Bandire dalle case fasciste i giornali di moda francesi, esaltatori della donna bastone»


Maggiorate
Negli anni Cinquanta vanno di moda le supermaggiorate: Silvana Pampanini, Gina Lollobrigida, ma soprattutto Sofia Loren diventano icone di stile. Sarà lei, Sofia Loren nell’Oro di Napoli, a impastare la pizza esibendo un decolletè da cinema. Chi ha il seno piccolo lo esalta con reggiseni a balconcino, chi lo ha grande usa reggiseni che sostengono, meglio se senza coppe, in modo che si veda di più.

Anni Sessanta e Settanta
L'epoca dei "figli dei fiori", delle lotte sociali e delle femministe. È in quegli anni che le ragazze, magari solo per protesta, non si vergognano di esibire il proprio seno anche pubblicamente.

Anni Ottanta
Nel decennio Ottanta sono di moda i seni pronunciati. Il fisico, meglio se muscoloso e sportivo, è esibito come un trofeo. Brigitte Nielsen e Stéphanie di Monaco diventano "trend setter" e i reggiseni ammiccanti si alternano alle canottiere aderenti, talvolta portate senza reggiseno. Il tutto per esaltare il pettorale rinforzato in palestra (o il lavoro del proprio chirurgo estetico)

A seguire, la moralizzazione
Dopo gli anni ottanta inizia il periodo della così detta moralizzazione. Si torna indietro, il limite era superato e, soprattutto in America, diventa più scandaloso esibire le tette che mostrare la figa .. e l'industria del porno, le riviste come Playboy, fanno affari d'oro. Quello che è vietato per legge perché immorale, diventa il frutto proibito da conquistare assolutamente.

In Europa la Chiesa Cattolica arranca, sospesa tra le Madonne medioevali con il seno scoperto e le "moderne madonne" costrette a coprire il seno per una legge morale NON scritta.

E poi c'è Facebook, che non esita a "bannarti" se in una delle tue foto compare l'ombra di un capezzolo.

Oggi
Oggi assistiamo a fenomeni curiosi, quasi paradossali. La magrezza ostentata nelle passerelle (che un tempo sarebbe stata assimilata a povertà) è immagine di una donna forte (o estremamente fragile?), eppure il suo seno è grosso rispetto al fisico minuto, ma chiaramente nulla ha a che vedere con il concetto di nutrimento.

Il seno abbondante oggi è considerato bello (anche se l’eccesso degli anni '80 è stato aborrito), ma ha perso il senso simbologico di madre-nutrice, almeno dichiaratamente. Tanto che la donna che allatta al seno si trova spesso a vivere in conflitto, tra il ruolo di donna e quello di mamma, e subisce pressioni per distogliersi dal coinvolgimento con il figlio e tornare al più presto come “prima

Dove il seno viene visto come oggetto sessuale, paradossalmente darlo ad un bambino appare come un uso improprio. La madre che allatta il suo bambino deve farlo in un mondo che vede il seno come oggetto sessuale, un paradosso a livello fisiologico, praticamente, considerata la reale funzione delle mammelle.


Ma perché proprio il seno femminile è da sempre oggetto di attenzione e di attrazione da parte degli uomini?

Interessanti sono alcuni dati di uno studio psicologico apparso tempo fa sul periodico Class. Quando si tratta di analizzare cosa in un uomo attira di più lo sguardo vincono le forme che esaltano la femminilità, seno e glutei.

La spiegazione è da ricercare nel profondo ed è stata studiata dagli antropologi e dagli psicologi più che da esperti di costume. Le ragioni della predilezione maschile per un bel seno prosperoso sono da ricercare nella rassicurazione che esso dà. Inconsciamente, nonostante oggi il modello di bellezza femminile proposto sia quello della donna giovane, che non ha ancora partorito, il messaggio trasmesso implicitamente dal seno c’entra fortemente con la capacità di procreare e allattare e sulla facoltà femminile di dare e far crescere la vita.

Lo stesso vale per i fianchi generosi. Così il 41% degli intervistati e’ ‘fedele’ alle classiche misure 90-60-90, il 12% preferisce un seno piccolo, e il 3% fianchi importanti. Per il 35% degli uomini, la compagna ideale dovrebbe avere forme prorompenti.

Il seno è seguito dai glutei, apprezzati dal 23% se sono ”tondi e sodi”, e dalle gambe, amate se sono lunghe e flessuose (16%). A concentrarsi sul viso di una donna è solo il 12% degli uomini, mentre un 8% è attratto dal giro vita.

La chirurgia estetica del seno rientra tra le maggiori richieste delle donne nel campo della bellezza

Il forte inscindibile legame che unisce corpo e psiche è maggiormente evidente nel rapporto che ciascuno ha con le zone del fisico che più richiamano la propria identità di genere (seno, fianchi, tratti del viso). Infatti, la paziente dopo la chirurgia estetica del seno si vede e si sente diversa, migliore o più giovane, e rafforza inconsciamente la propria autostima e la fiducia in se stessa. Sia gli uomini che le donne sempre più spesso ricorrono agli interventi chirurgici estetici per un legittimo desiderio di migliorare la propria immagine e di stare meglio con se stessi.

La chirurgia estetica del seno è stata concepita per ingrandire il seno con un aumento di volume, rassodare il seno, renderlo più giovane, di dimensioni proporzionate, senza imperfezioni come smagliature e rilassamenti. In altre parole per creare un seno perfetto, bello ed esteticamente naturale.

La primaria importanza psicologica che riveste il seno è sottolineata poi da quanto incidano nella psiche tutti gli interventi che lo riguardano. Pratiche per eliminare il carcinoma mammario, come la mastectomia, insieme alla mammella, portano via anche la positività della propria immagine. La donna mastectomizzata si sente donna a metà, senza l’attributo esterno che per eccellenza la rende femmina. Ecco dunque l’enorme attenzione che la chirurgia plastica ricostruttiva pone nel rimodellare il seno dopo l’asportazione chirurgica. Le tecniche di ricostruzione del seno sono sempre più affinate e restituiscono un equilibrio tra la percezione del proprio Io corporeo e la personale concezione di normalità.

Qual è la misura del seno ideale?
Taglia da maggiorata o seno piccolo, da coppa di champagne? Questione amletica risolta recentemente da un’indagine svolta su un campione di donne. Pare infatti che la misura preferita per non sembrare volgari né piatte sia una terza.

In genere però le misure del seno preferite cambiano a seconda dell’ambiente frequentato. Se per le fotomodelle è sufficiente una prima o seconda misura di seno, per le modelle si arriva fino alla terza. Seno più grande per le top e le primedonne tv, che prediligono misure intorno alla quarta.

La formula matematica del seno perfetto
Ebbene sì, pare che anche l’armonia del seno possa essere razionalizzata in numeri. Una mammella esteticamente armonica si paragona a un cono ideale posto sopra il piano orizzontale che passa attraverso il solco mammario, il diametro orizzontale della base è simile o leggermente inferiore a quello verticale; la proiezione postero-anteriore misura circa metà del diametro verticale della base; la distanza tra bordo inferiore ghiandolare e capezzolo è 6/7 cm, dal capezzolo al bordo mammario superiore circa 9/10,5. Ha volume di circa 250-300cm cubici.

Il seno grosso non piace più
Così pare (contrariamente a quanto sembrano costantemente confermare gli uomini). Il seno abbondante è in realtà un impiccio, più che un vanto.

E anche se la mastoplastica additiva resta sempre nella top delle richieste in chirurgia estetica, è crescente il numero di donne che vogliono ridurre il seno (mastoplastica riduttiva) oppure risollevarlo con un lifting (mastopessi). Dieci anni fa, sei pazienti su dieci volevano una terza o più. Oggi sono una su quattro. Viceversa due su tre chiedono una seconda rispetto al quaranta per cento di allora. 

Perché le donne oggi allattano meno?
Secondo La Leche League (la lega del latte) sono molteplici i fattori che scoraggiano l’allattamento al seno, a partire da una modificazione culturale-sociale che impone come “normale” la pratica del biberon.

Per la neo madre uno dei fattori che scoraggia l’allattamento al seno è un conflitto di ruoli. Il modello di bellezza femminile che oggi viene proposto è quello della donna giovane, che non ha ancora partorito.

Il ruolo accettato di sessualità è quello espresso nel rapporto con il proprio partner. Ma la sessualità femminile è anche mestruazioni, gravidanza, parto ed allattamento, tutti mediati dallo stesso insieme di ormoni, in equilibrio diverso fra di loro. La donna che oggi nella nostra società occidentale vuole allattare al seno, si trova sottoposta a molte pressioni e conflitti di carattere psicologico. Vive una contraddizione fra il ruolo di donna e quello di mamma, che nel proprio ambiente sono visti come competitivi fra loro; si trova a muoversi “controcorrente”, seguendo con il bambino un approccio che si discosta notevolmente dai modelli culturali proposti; la capacità di autoregolazione del neonato, e la competenza materna nel comprendere e rispondere in modo appropriato ai suoi bisogni, vengono continuamente messe in dubbio.

Si insinua poi paradossalmente che lo stress e l’insicurezza, generati da questo stato di cose, siano invece una conseguenza negativa dell’allattamento al seno. Eppure, tutti gli organi maggiori della sanità condividono la positività dell’attaccare al seno il bimbo, anche proseguendo l’allattamento ben oltre l’anno. I riscontri positivi non sono solo dal punto di vista della salute psicofisica del figlio (che risulterebbe addirittura avvantaggiato intellettualmente rispetto ai coetanei allattati col biberon), ma anche per la madre stessa. Infatti, allattare al seno apporta benefici al tessuto mammario, fino ad allontanare di gran lunga il rischio di sviluppare tumore al seno.



Articolo a cura di
Maris Davis


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giovedì 28 giugno 2018

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